Inserire impianti senza aprire il lembo gengivale, e contemperando minor impegno biologico per il paziente e massima precisione della lavorazione: un’acquisizione importantissima per chi chiede un intervento di implantoprotesi. Ma anche un obiettivo possibile per l’Odontoiatra, a patto di utilizzare le tecnologie adeguate. E qui l’importanza del flusso digitale ha il suo peso. Se ne parla al XXVIII Congresso Nazionale di Associazione Italiana Odontoiatri a Riva del Garda (Palazzo dei Congressi, 26-28 settembre) nella sessione di Protesica e Restaurativa del 26 settembre pomeriggio.

Coordinata dal Professor Enrico F. Gherlone, nella foto, Rettore dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e past-president del Collegio dei Docenti di Discipline Odontostomatologiche, la sessione (ore 16.45-17.45) ospita le relazioni dello stesso Gherlone oltre che dei Prof. Stefano Carossa, Direttore del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino, e Paolo Pera, Coordinatore del Corso di laurea dell’Università di Genova e, trattando di riabilitazione dei mascellari atrofici, chiude un cerchio. Infatti, completa il percorso elaborato da AIO con le principali Università italiane e particolarmente con il Collegio dei Docenti dei Corsi di Laurea di Odontoiatria e inaugurato al mattino dello stesso giovedì dalla sessione di Chirurgia orale a cura del Professor Ugo Consolo dell’Università Modena e Reggio Emilia, dedicata alla mini-invasività.

Professor Gherlone, cosa chiedono oggi i pazienti che si sottopongono a un’implantoprotesi?

«Gli ultimi decenni si è manifestata una crescita esponenziale delle aspettative di vita non solo nei paesi più industrializzati ma su scala mondiale. Di pari passo le aspettative dei pazienti per una miglior qualità di vita, si sono accresciute, e per quanto attiene l’apparato stomatognatico, si è accresciuta la richiesta per un ripristino sia funzionale che estetico ottimale nel rispetto della maggior predicibilità e della morbilità possibili».

Quali dotazioni, cui si accennerà a Riva, ci rendono in grado di dare di più a costi contenuti?

«Le moderne tecnologie di acquisizione ed elaborazione dei dati radiografici acquisiti consentono di ottimizzare tecniche implantari e riabilitative; la rielaborazione virtuale permette una pre-visualizzazione dei risultati ottenibili, consentendo all’operatore una sempre miglior ottimizzazione dei risultati, e dal paziente di poter conoscere ab inizio il risultato ottenibile.

L’elaborazione e l’integrazione dei dati ottenuti mediante la tomografia computerizzata eventualmente in associazione con scanner intraorali e facciali, permette la progettazione con assoluta precisione dell’intervento riabilitativo eventualmente con tecniche chirurgiche flapless.

L’ergonomizzazione ottenuta comporta un’ottimizzazione dei risultati con conseguente riduzione dei costi».

Quale potrebbe essere a Suo avviso il take-home message?

«In accordo con quanto sopra detto le moderne tecnologie consentono di perseguire il ripristino estetico-funzionale dell’apparato stomatognatico nel minor tempo possibile, con grande predicibilità, ridotta morbilità, riduzione dei tempi e dei costi di trattamento. Tutto ciò senza mai disattendere i fondamenti dell’odontoiatria che restano sempre gli stessi».

L’iscrizione al XXVIII Congresso di Riva -nonché ad alcuni dei corsi extra-clinici previsti in parallelo– è 250 euro per i non soci, ed è totalmente gratuita per i soci iscritti ad AIO in modalità Sepa Rid e per quelli che aderiranno al pagamento automatico della quota nel 2020.
Per le iscrizioni https://congressoaio.it/come-iscriversi/

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